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VACCINAZIONI PER CANI E GATTI. COSA C’E’ DA SAPERE

Santa Lucia vet - Bellaria Igea marina - vaccino cvsl

C’è una bellissima frase in inglese che dice.. “one size doesn’t fit all”…che significa… la taglia unica non si adatta a tutti.

Se questa affermazione è vera per capellini, vestiti o abbigliamento in generale… lo è tanto di più in medicina e soprattutto nel caso delle vaccinazioni. Se volete scoprire cosa c’è di nuovo da sapere sulle vaccinazioni per cani e gatti allora dovreste leggere questo articolo.

Le vaccinazioni per cani e gatti sono l’argomento che occupa la maggior parte del tempo nei discorsi tra proprietari di pelosi e il veterinario, a partire da quando si prende un cucciolo fin alla cosi detta “terza eta” dell’animale.

Oggi vorrei fare chiarezza su questo argomento spiegando alcuni concetti fondamentali delle vaccinazioni e vorrei rispondere alle vostre piu’ frequenti domande, che ci vengono rivolte su questa pratica medica.

Dato che la materia è complessa ho preferito suddividerla in 2 parti.

Nell'articolo di oggi affrontiamo i concetti base di che cosa sono le vaccinazioni e i protocolli di vaccinazione, mentre nel prossimo articolo affronteremo l’argomento vaccinazione visto dalla parte del diavolo, ovvero quando le vaccinazioni non funzionano come ci si aspetta o peggio, quando causano reazioni avverse.

 

Che cos’e’ la vaccinazione?

Con questo termine si intende la pratica medica che consiste nel somministrare un agente infettante, che sia un virus o un batterio,  reso inoffensivo, cioè in grado di non nuocere all’organismo, che stimola il sistema immunitario a produrre una difesa, sia essa sotto forma di speciali proteine chiamate anticorpi o sia preparando le cellule immunitarie, i globuli bianchi, a ricordare i tipi di agenti infettanti.

Quindi quando un organismo risponde ad un vaccino, il suo corpo costruisce una risposta immunitaria detta adattiva, ovvero indotta, preparata, ma soprattutto specifica, cioè diretta solo nei confronti di quella malattia .

Questa si differenzia da una risposta immunitaria invece definita innata o nativa o costitutiva, presente cioè naturalmente e che è in grado di difendere il corpo da una minaccia, ma che è del tutto aspecifica, ovvero generica.

La risposta immunitaria innata è la prima linea di difesa che agisce rapidamente e lavora con il solo unico scopo di impedire la diffusione del virus o del batterio ( o di qualsivoglia altro agente ritenuto “estraneo” o “not self”, non proprio, come si dice).

Se volessimo fare una similitudine con il mondo militare, per rendere ovviamente più comprensibile il concetto, la risposta immunitaria innata rappresenta la fanteria e la cavalleria, dove velocità e prontezza della risposta risultano essere fattori chiave. Il loro scopo infatti è identificare il nemico e circoscriverlo. Mentre la risposta adattiva rappresenta l’artiglieria pesante, ovvero una volta che si sa chi e’ il nemico, si passa a bombardarlo!

Un’altra importante caratteristica del sistema immunitario adattivo e poi quella della memoria immunologica.

Cosa significa questo? Significa che permangono nell’organismo delle cellule che si ricordano della infezione e si riattivano in maniera ancora più forte una volta che si trovano a dover fronteggiare un successivo attacco.

Quindi per ricapitolare, la vaccinazione non è altro che un farmaco che contiene uno o più agenti infettanti (virus o batteri o parti di essi) resi innocui ma in grado di stimolare in chi lo riceve una risposta immunitaria capace di difenderlo in caso di aggressione da parte del virus selvatico o da parte di quel batterio.

In un mondo perfetto, allo stato attuale delle conoscenze, non ci dovrebbero essere più malattie infettive, perché ad esempio basterebbe isolare il virus e renderlo innocuo ed il gioco è fatto… al resto ci pensa il sistema immunitario a costruire l’apparato difensivo e a proteggerci dalle malattie…. appunto in un mondo perfetto.

Ma noi non viviamo in un mondo perfetto e tanto meno siamo noi o i nostri pelosi esseri perfetti, per cui le vaccinazioni non possono proteggerci da tutte le malattie e non e’ possibile avere vaccini per tutte le malattie. ne è un esempio lampante il virus dell’hiv dell’uomo, che da ormai 40 anni è in attesa di essere sviluppato.

Quali vaccini abbiamo a disposizione nei nostri animali?

Nel cane e nel gatto abbiamo a disposizione diversi vaccini che a seconda di quante malattie proteggono vengono suddivisi in monovalenti, se proteggono per una sola malattia, come ad esempio il vaccino per la rabbia,  bivalenti se proteggono per due, come ad esempio il cimurro parvovirosi del cane, trivalenti se proteggono per tre, come ad esempio nel gatto, herpesvirus, calicvirus e parvovirosi e cosi’ via fino ad arrivare agli eptavalenti del cane.

 

Quali sono le vaccinazioni base?

Con vaccinazioni base si intendono le vaccinazioni fondamentali in grado di proteggere l’animale da malattie mortali o potenzialmente tali, come ad esempio la parvovirosi del cane e del gatto, il cimurro del cane, l’epatite del cane e la leptospirosi.

Spesso le vaccinazioni base contengono associate altre valenze vaccinali che aiutano a proteggere anche altre malattie infettive che seppur non mortali causano comunque un certo grado di mobilità e sono causa di malessere e malattia a volte debilitanti, come ad esempio la vaccinazione per l’herpesvirus e del calicivirus del gatto o la vaccinazione per la parainfluenza del cane.

 

Qual’e’ il protocollo vaccinale migliore?

Qui torniamo alla nostra frase iniziale inglese… one size doesn’t fit all, cioè la taglia unica non si adatta a tutti, motivo per cui non esiste una regola generale valida per tutti gli animali.

In pratica, il protocollo di vaccinazione deve essere sempre personalizzato in base ai fattori di rischio, allo stadio di vita e allo stile di vita del paziente.

In realtà esistono delle linee guida che, come dice la parola stessa, ci indicano la strada da percorrere; ma non intendono rappresentare un protocollo di vaccinazione universale applicabile a tutti i cani o a tutti i gatti. Le linee guida offrono una serie di raccomandazioni che aiutano il veterinario a prendere decisioni razionali sulla selezione dei vaccini per i loro singoli pazienti. Questo vuol dire che la pratica di vaccinare tutti gli animali tutti gli anni è una scelta che non è razionale e onestamente neanche scientificamente corretta.

Ma entriamo un pò più nel dettaglio…

Come decidere l’eta’ della prima dose vaccinale?

A differenza dell’uomo dove durante la gravidanza la madre “passa” gli anticorpi protettivi al bambino attraverso la placenta, nel cane e nel gatto il passaggio degli anticorpi materni protettivi nei confronti della malattie infettive avviene dopo la nascita con l’assunzione del colostro, cioè il primo latte, durante le iniziali 24 ore di vita. Questo permette di proteggere i cuccioli durante le prime settimane di vita, mentre si sta sviluppando il loro sistema immunitario.

E sono proprio questi anticorpi materni a decretare quando iniziare a vaccinare il cucciolo, perché se da una parte risultano essere essenziali per la sopravvivenza, dall’altra impediscono al cucciolo di sviluppare i propri anticorpi da parte del sistema immunitario, in particolare proprio quelli dei vaccini.

Gli anticorpi materni sono pero’ destinati a scomparire nell’arco di circa 8-12 fino a 16 settimane, degradando progressivamente e venendo poi sostituiti dagli anticorpi vaccinali.  questa e’ la ragione per cui il veterinario non vaccina subito alla nascita, ma inizia quando la quantita’ di anticorpi materni sta scomparendo.

 

Chi determina quanti anticorpi sono presenti in un cucciolo o gattino?

Qui la situazione si fa complicata perché se pensiamo ad esempio ad una cucciolata dove sono presenti più soggetti, ci saranno sicuramente alcuni cuccioli che ne assumeranno di più di colostro rispetto ad altri. il cucciolo più forte e più grande che magari accede alla mammella più ricca di latte potrà cosi ricevere più anticorpi rispetto al cucciolo più piccolo e debole che magari si nutre dalla mammella più povera di latte.

Questo si traduce in pratica che all’interno di una cucciolata ci saranno individui che risponderanno in tempi diversi e in maniera differente alle vaccinazioni, in relazione appunto alla quantita' di anticorpi materni presenti. il cucciolo che avrà assunto meno colostro sarà capace di rispondere al vaccino già a 8 settimane mentre magari il cucciolo più robusto avrà ancora persistenza di  anticorpi materni in grado di inibire lo sviluppo della immunita’ a 12 settimane. Questo è il motivo per cui si consiglia di effettuare sia ai cuccioli che ai gattini un ultimo richiamo vaccinale all’eta’ di 16 settimane.

Il protocollo vaccinale tiene quindi in considerazione questo aspetto, cioè della differenza nel livello di anticorpi materni tra i vari individui all’interno della stessa cucciolata.

Dato che sarebbe impraticabile eseguire esami del sangue in maniera routinaria per testare la quantità di anticorpi presenti nel cucciolo, nella pratica clinica quotidiana quello che abitualmente si fa, secondo appunto le linee guida sviluppate da un comitato internazionale che ha valutato questo procedimento, è il seguente:

  • Prima vaccinazione eseguita all’età di 8-9 settimane
  • Seconda vaccinazione dopo 2-4 settimane
  • Terza vaccinazione alla 16° settimana

Richiamo ulteriore a 6 oppure a 12 mesi

Questo protocollo è il procedimento generale, ma come detto, one size doesn’t fit all, non per tutti va bene.

 

Qui trovate  la tabella con le linee guida
sia per il cane che per il gatto scaricabile in formato pdf.

Come dicevo sono indicazioni generali che vanno applicate tenendo conto appunto dei fattori di rischio infettivi, dello stadio di vita e allo stile di vita del paziente.

Ci saranno situazioni o casi dove magari sarà necessario iniziare la vaccinazione già a 6 settimane, perché magari il cucciolo è stato abbandonato o era quello più piccolo e debole della cucciolata, per cui si può supporre che abbia pochi anticorpi materni come magari invece può essere necessaria ripetere una vaccinazione ai 6 mesi di vita.

Ricapitolando, il concetto fondamentale da tenere a mente è che la presenza degli anticorpi materni impedisce lo sviluppo della immunità da parte del cucciolo.

La vaccinazione va eseguita quando gli anticorpi materni sono pressoché scomparsi. Dato che non sappiamo quando questo succeda, effettuiamo la vaccinazione a partire dalla 8-9 settimana fino alla 16esima, dove ragionevolmente (studi scientifici alla mano) si presuppone che ormai siano del tutto assenti.  a questo punto il sistema immunitario del cucciolo può sviluppare i suoi anticorpi. chiaro no? Spero proprio di si e comunque se avete domande o dubbi o perplessità, scrivetemi pure per mail o tramite i nostri canali social, sarò felice di rispondervi.

Ogni quanto vanno eseguite le vaccinazioni?

Una volta eseguito il piano vaccinale da cucciolo, ogni quanto va vaccinato il cane o il gatto?

Ormai è dimostrato, fin dal 2003 nel cane e dal 2006 nel gatto, cioè da quando uscirono le prime linee guida sulle vaccinazioni, che dopo i 12 mesi di vita, la vaccinazione per cimurro, parvovirosi, epatite e parainfluenza del cane, e parvovirosi, calicivirus ed herpesvirosi del gatto possono essere ripetute ogni 3 anni. Questo tempo può essere anche ulteriormente prolungato a patto di eseguire un esame del sangue per verificare l’effettivo titolo anticorpale.

Da un punto di vista scientifico, secondo le basi della medicina basata sull’evidenza, l’esecuzione del titolo anticorpale rappresenta l’approccio corretto, ed è una pratica migliore del somministrare semplicemente un richiamo vaccinale sulla base che questo e’ sicuro e costa meno.

I veterinari dovrebbero promuovere questa metodica piuttosto che vaccinare a prescindere, in quanto seppur rare le reazioni avverse, vaccinare un soggetto che ha già una protezione attiva non ne potenzia l’efficacia quanto piuttosto lo espone al rischio dell’evento indesiderato.

Discorso a parte invece per il richiamo della leptospirosi, dove le linee guida consigliano il richiamo annuale, ovviamente valutato sempre sullo stadio e stile di vita del paziente.

Vi faccio un esempio estremo per chiarire il concetto: il classico yorkshire di 10 anni che vive in città e fa vita prevalentemente di appartamento, frequenta poco i parchi pubblici e beve solo acqua dalla bottiglia. Magari non necessita della vaccinazione contro le leptospirosi tutti gli anni a differenza del cane del cacciatore che fa vita di bosco e beve da pozzanghere o nei fossi dove forse le vaccinazioni contro le leptospirosi le ripeterei eventualmente anche ogni 6 mesi, ripeto esempi estremi ma per stigmatizzare il concetto!